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Riassumiamo: rapporti privilegiati al limite del serviziole tra direttore generale di un club e designatore arbitrale. Indicazioni al commissario tecnico della nazionale sulle formazioni della suddetta. Condizionamento del calciomercato tramite una organizzazione di procuratori alla cui guida stava il figlio del direttore generale sopra citato. Rete di contatti e amicizie che congestionava il sistema arbitrale al fine di indirizzare i risultati delle partite. Ambiente generale omertoso che, in alcuni casi senza nemmeno esserne consapevole, contribuiva comunque ad agevolare gli interessi di certe squadre. Questa la realtà. La finzione erano i giornalisti che facevano a gara per ospitare i suddetti dirigenti e pendere dalle loro labbra peccaminose, pronti ad elargire saggezza, onestà ed a inalberarsi di fronte alle eventuali, e in ogni caso rare, accuse. La finzione erano milioni di persone che investono soldi, tempo e passione su uno spettacolo forse oltre i già bassi livelli del wrestling. Dicono che si sapeva, che non è altro che un confermare i sospetti quasi ingenui di tutti. Non è stata emessa ancora nessuna sentenza, ma è stato versato sufficiente letame per ricoprire i verdi fili d'erba dei campi di gioco. E' il famoso, e auspicato, punto di non ritorno per lo sport più seguito dagli italiani e dai maneggioni. Una vicenda che ricorda molto la Tangentopoli politica, soprattutto nell'individuare una figura cardine (Craxi all'epoca, Moggi ora) che faccia da calamita per il lancio generale di monetine. Si sa poi come è finita, con qualche manetta che è tintinnata e una finta campagna di moralizzazione che ha prodotto l'attuale classe politica, fortemente populista. Le facce incriminate di allora sono riuscite a sopravvivere e a riaffaciarsi sugli stessi scranni da cui erano stati scalzati. Non mi stupirei, quindi, se tra diversi anni qualche "dirigente di alto profilo" tornasse a farsi vivo in tribuna. Sempre se ci sarà ancora, una tribuna, o non basterà una panchina ad accogliere i pochi spettatori rimasti. Qui si rischia di chiudere, questa è la sensazione di un vero appassionato quale mi ritengo di essere. Ingenuo prima, devastato ora.
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